Comprendere l'autostima
L'autostima è la sensazione di essere degni, accettabili e autorizzati a occupare spazio. Una bassa autostima può far sì che le scelte quotidiane, le relazioni, il lavoro e la visibilità sembrino rischiosi.
L'autostima non è necessariamente una diagnosi formale. È un modo utile per denominare una difficoltà, un modello o un'area di disagio che può comunque meritare supporto. Questa pagina offre informazioni chiare e orientamento; non può sostituire una valutazione personale da parte di un clinico che conosca la tua situazione.
Segni comuni ed esperienza vissuta
L'autostima può manifestarsi in modo diverso da persona a persona. I segni indicati di seguito non sono una lista per l'autodiagnosi, ma descrivono esperienze comuni che le persone possono riconoscere.
- Autocritica severa o sentirsi inadeguati
- Difficoltà ad accettare complimenti o il successo
- Evitare opportunità perché il fallimento sarebbe insopportabile
- Confrontarsi costantemente
- Rimanere in relazioni o ruoli che rafforzano il senso di scarso valore
Perché può insorgere questo problema
Le difficoltà legate alle emozioni, all’identità, alla vergogna, alla fiducia in sé stessi o all’autostima spesso derivano da esperienze ripetute: critiche, rifiuto, confronti, traumi, stress cronico o l’impossibilità di esprimere i propri bisogni in modo sicuro.
- Critiche, rifiuti o sminuimenti ripetuti
- Standard elevati e paura di fallire
- Vergogna, trauma, bullismo o ferite relazionali
- Mancanza di un linguaggio emotivo o di un sostegno rassicurante
- Stress, isolamento o cambiamenti significativi nella vita
In che modo la terapia può aiutare
La terapia non dovrebbe ridurti a un'etichetta. Un buon percorso terapeutico ti aiuta a comprendere lo schema ricorrente, a ridurre il senso di vergogna, a rafforzare il senso di sicurezza e a scegliere misure concrete che si adattino alla tua vita.
- Esprimere le emozioni e i bisogni in modo più chiaro
- Comprendere i modelli di difesa quali il ritiro, la rabbia, il bisogno di compiacere o il perfezionismo
- Ridurre il senso di vergogna e l'autocritica eccessiva
- Costruire limiti, fiducia in sé stessi e autocompassione
- Metti in pratica nuovi modi di reagire nelle relazioni e nella vita quotidiana
Cosa puoi iniziare a notare fin da ora
Piccole osservazioni possono rendere più proficua la prima seduta terapeutica. Non è necessario avere tutto pronto prima di chiedere aiuto.
- Usa termini specifici per descrivere le emozioni, invece di “buono” o “cattivo”
- Presta attenzione al tuo critico interiore senza considerarlo come la verità
- Fai qualcosa che rispecchi i tuoi valori, non le tue paure
- Scegli relazioni in cui i tuoi bisogni possano trovare spazio
- Chiedi aiuto se le emozioni ti sembrano ingestibili o ti inducono a impulsi di autolesionismo
Quando chiedere aiuto
Considera un supporto professionale se i problemi legati all'autostima sono frequenti, intensi, difficili da gestire da soli o stanno influenzando il sonno, il lavoro, gli studi, le relazioni, la salute del corpo o il tuo senso di sicurezza.
Avviso urgente di sicurezza: Se rischi di farti del male, di fare del male a qualcun altro, se ti senti incapace di garantire la tua sicurezza o se ti trovi in pericolo immediato, contatta subito i servizi di emergenza locali o una linea di assistenza per le crisi. Le informazioni disponibili online non sono sufficienti in caso di emergenza.
Trovare il terapista giusto
Cerca un terapeuta che comprenda l'autostima, spieghi chiaramente il suo approccio, lavori a un ritmo che puoi tollerare e sia onesto su quando potrebbe essere necessario un supporto medico, psichiatrico, nutrizionale, familiare o specialistico.
Obiettivi terapeutici per l'autostima
L’obiettivo iniziale, di solito, non è quello di risolvere tutto in una volta. Si tratta piuttosto di rendere comprensibile il problema, ridurre i comportamenti che lo alimentano e individuare il livello di sostegno che risulti sicuro e realistico. Per alcune persone ciò comporta l’acquisizione di competenze strutturate e la pratica tra una seduta e l’altra; per altre, invece, implica un lavoro esplorativo più graduale incentrato sul trauma, sulle relazioni, sul lutto o sull’identità.











